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Rock sotto l’ombrellone

In nome del rock italiano
I nomi italiani che entusiasmano migliaia di appassionati e di semplici ascoltatori li conosciamo tutti: da Alessandra Amoroso a Elisa, dai Pooh alla Premiata Forneria Marconi, ai The Kolors, Edoardo Bennato o Luciano Ligabue, Mengoni, Ferro, Noemi, etc. Insomma, sono quelle voci che attraverso la radio sembrano dirci “Forza, ce la possiamo fare”. Anche se poi e per motivi diversi, con loro, gli artisti, non ci siamo mai incrociati al bar o al cinema. Sono le voci che ci distraggono nelle giornate uguali come fiocchi di neve di montagna. O pigre come le nuvole di settembre. Che ci cambiano per tre minuti la vita. “In nome del rock italiano” (di Mimmo Parisi & Diego Romero), ovvero, gli artisti che ci coccolano con le giuste parole. Anche e soprattutto in un momento storico dove tutto, attraverso il web, sembra a portata di mano, una canzone cantata da un rocker italiano aiuta a sperare in un domani più luminoso dell’Enel.

Stratos parla del Premio Notad’Autore2016

Due dei libri partecipanti

Al Premio ‘NotaD’Autore’ sono stati letti, dalla conduttrice Antonella Stratos, gli incipit relativi a ciascuna delle opere più votate dal popolo di internet. Al momento sono undici testi. I libri prescelti dalla giuria on line, (98 le preferenze complessivamente pervenute) ricevono un voto valido per la designazione dei finalisti all’edizione 2016 del Premio ‘NotaD’Autore’. Inoltre quest’anno, tra tutte le recensioni arrivate per i romanzi partecipanti, c’è stata una menzione speciale per il Concorso che, primo in Italia, ha voluto scegliere la letteratura prodotta dai cantautori. Un modo, questo, per analizzare quanto della letteratura classica passi nelle canzoni, e viceversa.

 

Novità per il cantautore Parisi

Periferia“Racconti di periferia” per Mimmo Parisi, cantautore emiliano. L’autore ha presentato in libreria il 31 maggio 2016 la sua prima fatica letteraria ispirata dalla società che vive in ‘periferia’. Ogni tanto, sembra suggerire l’autore, serve prendersi una vacanza dalla disciplina che più sovente è praticata, nella fattispecie la musica cantautorale. Quindi, ecco Parisi che butta giù qualche riga che non sia in musica, ma i risultati sono altrettanto validi. Al posto dei canonici 3 – 4 minuti che una canzone permette, l’autore, qui, spazia e regala al lettore il suo particolare sguardo sulla vita e sulla gente. La ‘periferia’ citata poc’anzi vuole essere, secondo il progetto del cantautore bolognese, rappresentativa di quella parte della società che naviga nella quotidianità, nella normalità. Quindi, ‘periferia’ se accostata alla ‘centralità’ delle vite più illuminate e patinate di chi, a ragione o a torto, è stato dal destino portato a essere sotto i riflettori della pagina scritta, o, dei discorsi fatti. Parisi, in quest’opera prima, presenta nella loro tematica ordinaria, e proprio per questo, una capacità di scrittura che ha una forza notevole.
“Racconti di periferia” ospita una serie di racconti, precisamente 22. Il cantante emiliano decide di parlare di storie che sembrano appartenere a tutti. Ma, pur se apparentemente di facile architettura, nella parte sotterranea delle parole viaggiano le emozioni che trasformano la partitura immaginifica di questi racconti, in agglomerati di significati folgoranti e misteriosi. Come ogni canzone che Mimmo Parisi ha inciso parla di lui e di chi l’ascolta, anche qui, in ambito narrativo, non si fa molta fatica a riconoscere noi stessi nelle sue storie. La magia del quotidiano e della ‘periferia’ della vita, della società, è fatta, ovviamente da gente come quella che il cantautore racconta: da gente che si incontra da qualsiasi parte e che costituisce il tessuto di una particolare epoca.

Parisi, c’è letteratura dopo la musica

Articolo di giorgiaconti

Mimmo Parisi, cantautore hard rock e guitar player, ha annunciato di essere alle prese con la stesura del suo primo libro. Il titolo dell’opera è “Racconti di periferia” ed è costituito da diverse storie eterogenee. “Racconti di periferia” è, quindi, una raccolta alla quale, il cantautore, sta lavorando da alcuni mesi, e che vedono il suo impegno proiettato in territori narrativi inconsueti. Quella di Mimmo Parisi scrittore, è a tutti gli effetti, un esordio letterario. L’autore ha dichiarato: “Mi sono messo a scrivere racconti e mi sono preso una vacanza dalle canzoni, perché quest’ultime, va da se, non hanno lo spazio semantico necessario per realizzare a tutto tondo un tema”. Il volume, che uscirà a breve, ha come leitmotiv la quotidianità nella quale i personaggi esprimono le loro emozioni, i loro sogni, le loro aspettative. Per questo suo primo libro, “Racconti di periferia”, Parisi ha scelto la forma del racconto perché, come osservava l’americano Edgar Allan Poe, è la forma che più si adatta a una scrittura che possa essere fruita mentre si viaggia o mentre si aspetta. Con l’augurio di vedere viaggiatrici e viaggiatori incuriositi dalle storie del libro, si rinvia questa nota informativa, ai prossimi aggiornamenti.
Del cantautore emiliano si ricordano qui, le ultime pubblicazioni discografiche. Il 20 ottobre 2015 ha rilasciato l’album “I tipi duri non scendono dal treno”, pubblicato con Videoradio, Edizioni musicali impegnate con grandi nomi della chitarra come, Ricky Portera (Stadio), Andrea Braido (Vasco Rossi), Alberto Radius (Formula Tre), etc. Il 13 dicembre 2015, invece, Parisi ha pubblicato il singolo “Génération Bataclan”, dedicato, va da se, all’eccidio parigino di un mese prima.

Prince, un’occasione per ripensare internet

 

Da quando abbiamo cominciato a usare i social media come delle estensioni di noi stessi (più o meno da sempre) abbiamo anche rivisto il rapporto con l’elaborazione del lutto. In questo sono fondamentali le integrazioni, gli apparati che possiamo usare per far capire al nostro piccolo network cosa significava per noi una tale persona. Insomma, la dimensione collettiva e catartica del lutto celebrata attraverso immagini, foto, disegni, video su YouTube, canzoni su YouTube, qualcosa su YouTube (YouTube è centrale perché ha un flusso di ricerca tale per cui il servizio video di Google è semplicemente il secondo motore di ricerca del mondo dopo – ehm – Google).

Quando è morto David Bowie questa dimensione ha assunto dimensioni evidenti e oggettive. Tutte le nostre timeline (dove per tutte intendo i profili social di quelle poche paia di migliaia di persone interessate alle cose musicali e, più in largo, alle cose culturali) sono state letteralmente invase da David Bowie. Per giorni, quasi per settimane. Sembrava non si ascoltasse, vedesse, fruisse altro che David Bowie. Ed era una celebrazione bellissima: spontanea, addirittura sincera in questi tempi di ostentato cinismo e sopracciglio alzato. Certo, gli algoritmi sono fatti per farci vedere contenuti simili a quelli che postiamo ed è come se avessimo creato un Bowieverso, ma il fenomeno è stato talmente pervasivo da aver occupato davvero per giorni il dibattito (e di solito le “grandi ondate” di opinione durano qualche ora, massimo un giorno).

Quando è iniziata a circolare la notizia della morte di Prince, nella sera del giovedì, abbiamo sperimentato un modo inedito di affrontare la “morte di uno famoso”. Prince, infatti, da luglio 2015 ha rimosso tutto il suo materiale dai servizi di streaming. Niente Spotify; niente Deezer; niente YouTube (solo Tidal, per essere precisi). In questi tempi di ascolto distratto e zapping culturale, l’“artista paranoico per eccellenza” ha deciso – con una mossa degna di Steve Jobs – di avere il controllo assoluto in un mondo in cui sembra tu non possa controllare niente. Un gesto che ha privato milioni di persone che mai si sognerebbero di pagare per la musica di ascoltare, soprappensiero, una versione decente di Purple Rain su Vevo. Un gesto con cui Prince ha anche deciso come essere celebrato. Noi non possiamo postare canzoni di Prince sui social (se non versioni live, video catturati chissà come, versioni cover, video modificati con il pitch, e così via) e questo ha, per certi versi, azzoppato la viralità canonica del lutto. C’è, ma non si vede. Tante parole, tante immagini (come la bellissima copertina del New Yorker che stiamo condividendo tutti), ma poca musica.

È un processo interessante, forse non voluto (anche se da un artista totale come Prince possiamo aspettarci di tutto), con cui la mancanza di canzoni online influisce direttamente sull’elaborazione del lutto. Come se la dimensione collettiva che ritroviamo con fastidiosa frequenza in questo 2016 si svolgesse “in assenza” del protagonista. Controllando la musica, Prince, ha cercato di controllarne il consumo, la fruizione e l’esperienza che ne fanno i fan. Come se la “morte” fosse semplicemente una cosa come un’altra, un impiccio da non sacralizzare per tornare a occuparsi di altro di molto più importante.

Génération Bataclan, il 13 dicembre nel web

 

La recente vittoria relativa della destra francese ha riacceso gli animi. Alcuni mass media parlano di reazione Bataclan intendendo, ovviamente, questo risultato come un effetto proveniente dai recenti attentati terroristici. Fra tutti quello al Teatro Bataclan. Altri, più prosaici e distaccati o realisti, pensano che già da tempo aleggiava nell’aria il tentativo di dar potere alla Marine Le Pen e che i voti raccolti da quest’ultima ne sono semplicemente la prova che le cose stiano così. Qualunque sia la versione più attendibile, rimangono sul pavimento di quella sera terribile, i lamenti dei ragazzi della Génération Bataclan, come è stata definita.

Ci si può interessare in diversi modi di questo fatto, e degli atti terroristici in genere. Alcuni, come il cantautore emiliano Mimmo Parisi, lo fanno mettendo nero su bianco le loro emozioni. Il songwriter ha recentemente presentato “I tipi duri non scendono dal treno”, un album di 11 brani per le Edizioni Videoradio (Portera, Braido, Vercon etc.). Non era, ovviamente e immediatamente a ridosso dell’album, previsto un singolo con un tema storico, perché di questo si tratta, di Storia. Nessuno il giorno prima dei fatti tragici di Parigi poteva immaginare quello che è accaduto. Certo, anche in Europa, dopo l’11 settembre americano, ci sono stati attacchi terroristici. Ma in quei casi si trattava di eventi che seguivano una certa logica del terrore. Chi poteva sospettare che un ordinario concerto potesse essere preso di mira  dall’Isis?

Ecco quello che Mimmo Parisi ha detto in proposito al brano che farà uscire tra pochi giorni: “Va da se, intanto, che la data, lo capisce chiunque, ha un valore preciso. Pubblicare “Génération Bataclan” il 13dicembre è, da parte mia, un sentito omaggio a chi, e a qualsiasi titolo, ha subito il dramma di quella sera. Che si fosse allo stadio o in un bistrot a trascorrere il weekend o a un concerto, proprio da quest’ultimi prende nome il singolo, “Génération Bataclan”, la sostanza e l’offesa ricevuta dal destino non cambiano. Non potevo stare zitto. Così, ho semplicemente scritto dei versi e li ho musicati. Il risultato è “Génération Bataclan”. Penso che ognuno, come può, debba tenere viva l’attenzione su fatti di questa portata”.

Parole, musica e arrangiamenti – compresa l’orchestra in plugin – sono stati curati dall’autore. Drum campionata da Diego Romero. Le chitarre acustiche, il basso e il canto sono di Mimmo Parisi. Edizioni Stelledicarta. Il Cd sarà distribuito sulle piattaformi digitali. Cover di Testa.

Bono & Douglas

 

 

Bono Vox insieme ai suoi sodali di band fa assunzioni. Certo, in tempi di crisi è una bella notizia. tuttavia la notizia ha dei risvolti socio/lavorativi di marca diversa da quello che si potrebbe pensare. Comunque, i fan non abbiano paura. Non si tratta di un’integrazione musicale: gli U2 resteranno i soliti, Paul David Hewson ovvero e in arte Bono, David Howell Evans in arte The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. Il sodalizio ha invece un fine di tipo umanitario. D’altra parte, è noto l’impegno sociale che da anni il leader degli U2 dedica a questo tema. Quindi, questo connubio può essere letto come un’evoluzione del cammino intrapreso, per l’appunto e soprattutto, da Bono Vox. Douglas Alexander Montage è stato uno dei 40 parlamentari laburisti che, nel maggio scorso, il partito nazionale scozzese ha sconfitto. In quell’occasione, Alexander ha perso la sede di Paisley e Renfrewshire South. La sconfitta è stata particolarmente dolorosa perché il parlamentare aveva operato nel ruolo di ministro degli esteri ombra e partecipato attivamente alla campagna elettorale del leader del partito laburista Ed Miliband. È realistico pensare che, se le elezioni generali avessero preso una piega diversa, Douglas Alexander avrebbe potuto accedere al titolo di ministro degli esteri del Regno Unito. Tuttavia, l’attuale situazione è molto diversa dalle aspettative che il parlamentare nutriva.
Ora e superato l’impasse della sconfitta politica, l’ex parlamentare laburista – pubblicato sul Financial Times – ha comunicato il suo impegno a lavorare con Bono. In un momento storico che vede la musica e la società bloccate dal terrorismo, sicuramente un sodalizio tra rock e consulenza di formazione politica, diretto a garantire gli investimenti per lo sviluppo atto ad affrontare la povertà globale, assume particolare valore. La presenza di Douglas Alexander all’interno di un entourage rock e segnatamente, quello degli U2, ha destato una certa perplessità. Tuttavia, Bono Vox e Douglas Alexander Montage, vantano una una frequentazione già consolidata. Ad esempio, si può notare come già agli albori del terzo millennio – nel 2000 – il legame U2/ Douglas Alexander Montage fosse già in atto: all’epoca l’ex politico era Segretario di Stato per lo sviluppo internazionale. Alcune dichiarazioni di Bono e Douglas Alexander hanno suggellato con parole chiare gli intenti del loro connubio. Bono si è espresso così: “Veniamo da diverse arene, ma condividiamo l’impegno a combattere la povertà attraverso lo sviluppo sostenibile“. Douglas Alexander, sulla stessa linea, ha dichiarato: “Affrontare la povertà in patria e all’estero è una passione sentita, i Paesi in via di sviluppo hanno necessità di aiuto, ma hanno anche bisogno d’investimenti per generare prosperità”.

Al Bataclan, il 13 novembre 2015

Teatro Bataclan

Uno dei ragazzi che si è salvato dalla carneficina insensata del 13 novembre, ha dichiarato all’Arena di Giletti, che il Bataclan ha una capacità di circa 1500 spettatori. Il 13 novembre il Teatro Bataclan era sold out.

A un certo punto, ha raccontato, quando la band aveva appena iniziato l’intro della canzone “Kiss the Devil”, si è scatenato l’inferno. “Kiss the Devil” è solo una canzone, ovvero  una sequenza di note e parole organizzata secondo un certo gusto, secondo una certa sensibilità. Può piacere o no, ma è solo un’espressione artistica. Purtroppo, a quanto pare e in culture diverse da quella occidentale, se si esclude la musica fatta coi tamburelli e con scopo di accompagnamento a funzioni religiose, quella restante e del tutto normale in contesti occidentali, è percepita come blasfema. Questa potrebbe essere una delle ragioni della follia al Teatro Bataclan.

I fatti sono purtroppo ultra conosciuti. Il 13 novembre il Bataclan era colmo di giovani in attesa del concerto. C’era chi faceva dei selfie, chi sorseggiava con gli amici una birra, chi guardava verso il palco attendendo i propri beniamini. Insomma, il paesaggio banale – in questo caso, sinonimo di tranquillità – di un weekend all’insegna della musica. Quando, finalmente, il concerto agognato è iniziato, la gioia e le canzoni hanno permeato lo spazio del Teatro.

Non era previsto alcun cambio di artisti sul palco, tuttavia un cambio velenoso è avvenuto. A un certo punto, dalle canzoni cantate in coro, si è passati alle urla di terrore. Il palco, un secondo prima animato dalle chitarre, è stato aggredito da una nuova band: la band del terrore. Via le chitarre, avanti i kalashnikov. Niente spartiti, crome o semicrome. Solo proiettili.
Certo, come ha ricordato il ragazzo ospite da Giletti all’Arena, il centro del Bataclan si era riempito di poveri corpi ‘colpevoli’ di aver voluto partecipare a un concerto e per questo abbattuti, ma, lo intuirebbe chiunque, chi si vuole distruggere – in questo frangente – è l’Occidente.
È stato, fra le altre cose, un attacco diretto al rock occidentale.

Vale la pena segnalare che il gruppo del 13 novembre non è un insieme di musicisti nichilisti appartenenti all’heavy metal. Anzi, gli Eagles of Death Metal, questo il loro nome, non sono nemmeno appartenenti al Death Metal. Il nome nasce proprio all’insegna della non aggressività: “Eagles of Death Metal”, infatti, è il nome scelto dall’attuale leader Jesse Hughes, cantautore/chitarrista e frontman. L’artista lo scelse in seguito a una discussione avuta con un sostenitore dei Poison. In quest’occasione e contro l’affermazione del fan che definiva Death Metal i Poison, Jesse aveva risposto con nonchalance che questi, al massimo, sarebbero potuti essere gli ‘Eagles of Death Metal’: come a dire che, i Poison, erano sentiti da lui rassicuranti almeno quanto gli storici Eagles di “Hotel California”.
Gli Eagles of Death Metal, oltre all’ovvio shock vissuto, hanno anche avuto una perdita umana. Infatti, fra le vittime, c’è Nick Alexander, 36 anni, addetto al merchandising della band.
Oltre a Jessie Hughes, il gruppo vede nelle proprie fila, Dave Catching (chitarra, vocals, basso), Matt McJunkins (basso, vocals), Julian Dorio (alla batteria) e Eden Galindo (guitar, vocals).
La band ha all’attivo collaborazioni illustri con musicisti importanti come Dave Grohl, Brian O´Connor, Joey Castillo, Jack Black e Taylor Hawkins.

Va da se che l’obiettivo di questo eccidio è uno solo: tenere lontano dai luoghi della Cultura – in questo caso, la musica rock – le persone. Perché il contatto significa trasmissione d’idee e coraggio. E, proprio all’insegna del coraggio e della speranza, i concerti non saranno disertati.

 

Pubblicato “I tipi duri non scendono dal treno”

Mimmo Parisi | In uscita il nuovo album 

Comunicato stampa

I Tipi duri non scendono dal treno è il nuovo album di Mimmo Parisi, disponibile dal 26 ottobre.

 

 

E’ disponibile dal 26 ottobre, sui principali store digitali web, il nuovo album di Mimmo Parisi, un lavoro che arriva a qualche mese di distanza dall’ultimo singolo.

Il Cd titola I tipi duri non scendono dal treno.

Nel disco Parisi racconta criticamente la realtà e la capacità degli individui di tener fede alla propria parola: I tipi duri non scendono dal treno sono, nella visione del rocker emiliano, coloro che, comunque e a qualunque costo, portano avanti un loro progetto; fosse anche l’apertura di una rivendita di panini di due metri per due. Parola d’ordine, essere responsabile del proprio ruolo nel mondo. Nel Cd si alternano intense ballate rock a brani più graffianti: canzoni con l’inconfondibile stile di Parisi, un rocker sincero nel panorama della musica italiana.

Il concept della cover e del booklet dell’album è di Gianni Testa, artista e compagno di Accademia di Belle Arti del cantautore Mimmo Parisi. Testa è esponente della “light art contemporanea”.

Tracklist: I tipi duri non scendono dal treno, Ci sarà pure un’isola, Angelo del rock, Nella notte, Ma fatti un viaggio su Marte, Bambino, Non ti guardare mai dietro, Controvento, Sembri Frozen, Solo 5 minuti, Eppure brilla la luce.

Label Edizioni Musicali e distribuzione: Videoradio (Ricky Portera, Alberto Radius, Andrea Braido, etc.).
Per ulteriori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=P1QdiKaqVDE

Voto: 7

I Pooh del saluto

 L’autobus dei Pooh si ferma. Di benzina ce n’è. Tuttavia, non basta aver carburante per andare avanti: la strada è stata percorsa in lungo e in largo. E’ ora di fermarsi a guardare il panorama. Quindi, reunion finale per cinque musicisti che, chi più e chi meno e per cinquant’anni, hanno reso grande il celebre marchio ‘Pooh’.
I Pooh, nel tempo, hanno sperimentato stili musicali diversi, hanno cambiano musicisti, hanno lanciano carriere soliste, fino a rimanere, negli ultimi anni, in tre. Ora, comunque si presenti il domani, la band più longeva e famosa d’Italia, ha deciso di chiudere la carriera. Al proposito, Fogli – ritornato con il gruppo per la speciale reunion – ha dichiarato: “È stato bello fondere le voci insieme, tra l’emozione e il divertimento, ho ritrovato il suono dei Pooh, che sono quella roba là… Se penso che il gruppo chiuda la carriera sto male”.

I Pooh del saluto, quindi, saranno in cinque. La cosa può sembrare una novità. Non lo è affatto: la nascita della band – era l’epoca del beat – prevedeva proprio cinque elementi. Poi, come per quasi tutti i gruppi arrivati alla celebrità, ci fu una scrematura, un’auto selezione. Si ricordano, qui, i nomi di quelli che in ambito Pooh sono accomunabili, per carriera abbandonata, al più famoso ‘non Beatles per un soffio’: Pete Best. Fra i nomi degli ex Pooh ci sono, Valerio Negrini (batteria, l’unico che rimane, comunque, nell’orbita Pooh), Mauro Bertoli (chitarra solista), Vittorio Costa (cantante), Giancarlo Cantelli (basso) e Bruno Barraco (chitarra ritmica e tastiere). Inoltre, bisogna anche ricordare i nomi di Bob Gillot (tastiere) e Mario Goretti alla chitarra ritmica. Gilberto Faggioli, invece, sostituì Cantelli.

È proprio con il primo nome menzionato sopra che si è aperto l’incontro tra i cinque musicisti e la Stampa. “Dobbiamo tutto a lui”, ha esordito Facchinetti. Il ‘lui’ della frase è, ovviamente, Valerio Negrini, fondatore e monumentale paroliere. Negrini, rinunciò alle pelli – come già segnalato, era il batterista della situazione – per dedicarsi all’attività di narratore dei Pooh: infatti, la maggior parte dei successi del gruppo, è legata alla sua straordinaria capacità di dare concetti in rime alle note del compositore di turno in casa Pooh. Valerio era ritenuto il quinto Pooh. Quando rinunciò ai tamburi, intervenne Stefano D’Orazio. Anche Red Canzian deve ringraziare qualcuno e l’ha dichiarato: “Non avrei mai pensato di ritrovarmi sul palco con il bassista che mi ha preceduto, sono quello che lo conoscevo meno e sta nascendo una bellissima amicizia. Fino all’altro giorno accendevo un cero davanti a Nicoletta Strambelli (Patty Pravo, ndr) che se lo era portato via”. La frase è indirizzata, va da sé, a Riccardo Fogli. Il percorso musicale/stilistico previsto per l’addio è quello storico: passando dal beat, al pop, al rock progressivo. All’interno delle pubblicazioni settembrine, e, come primo passo del programma d’addio che si concluderà nel 2016, c’è l’immissione nella rotazione radiofonica, a iniziare dal 29 settembre, di “Pensiero”. Questo brano, secondo gli stessi musicisti, è quello che più li rappresenta nel mondo. La canzone è caratterizzata da due fattori. Il primo è legato al fatto che, a riproporla, è proprio la stessa line up storica: Stefano, Riccardo, Dody e Roby. Il secondo punto, invece, presume per essa un nuovo arrangiamento. Quindi e in definitiva, la reunion prevede le presenze di Roby Facchinetti, Stefano D’Orazio, Dody Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli. Il quintetto pubblicherà un great hits il 28 gennaio del 2016 e, a giugno, farà due concerti: il primo in data 10 a San Siro; il secondo, all’Olimpico il 15. Poi, l’addio alle scene.

Il mondo a Kolors

The Kolors fenomeno della stagione: per la quinta settimana prima in classifica

Il trio di Cardito tra lo show romano in piazza del Popolo e lo spot con Bruce Willis
Diventano cinque le settimane in cima alla classifica degli album più venduti in Italia per ‘Out’ dei The Kolors, disco certificato multiplatino, oltre 100.000 copie vendute, già certificato doppio platino in sole 4 settimane. La band si è aggiudicata il primo posto all’edizione 2015 di “Amici” vincendo anche il premio della critica. Il trio di Cardito sarà tra i protagonisti che da stasera saliranno sul palco di Piazza del Popolo a Roma per il “Coca-Cola Summer Festival #daiunbacio” in diretta su RTL 102.5 e poi a luglio su Canale 5 in prima serata e contemporaneamente su RTL 102.5.

Vodafone Italia ha scelto la hit dei The Kolors, “Everytime”, come colonna sonora per gli spot dedicati al 4G con la star internazionale Bruce Willis.

Già sold out, intanto, la prima data del tour “The Kolors Live 2015” che si terrà il 10 luglio presso la Cavea – Auditorium Parco Della Musica di Roma.

Queste le altre date del tour :
14 Luglio – Porto Antico, Genova; 15 luglio – Estathé Market Sound, Milano; 18 Luglio – Arena del Mare, Salerno; 19 luglio – Magic World, Giugliano (NA); 22 luglio – Anfiteatro Fonte Mazzola, Peccioli (PI); 25 luglio – Piazza Garibaldi, Cervia (RA); 5 agosto – Piazza Carli, Asiago (VI), 13 agosto – Villa Bertelli, Forte Dei Marmi (LU); 14 agosto – Arena Incisa della Rocchetta, Bolgheri (LI); 17 agosto – Parco Archeologico, Capo Colonna (KR); 30 agosto – Fossato Del Castello, Barletta (BA); 10 settembre – Piazza Duomo, Prato; 12 settembre – Piazzale Melli, Langhirano (PR).

I The Kolors si formano nel 2010 e sono: Stash Fiordispino (voce, chitarra, basso e synth), Daniele Mona (synth e percussioni) e Alex Fiordispino (batteria e percussioni). Presto cominciano a farsi conoscere suonando sia in Italia che all’estero fino ad aprire i concerti di artisti internazionali come Paolo Nutini, Gossip, Hurts e Atoms for Peace.

(Da ilmattino.it)

Raffaele e il nuovo album

Raf Sono ioPer raccontare l’amore ci vuole delicatezza e poesia, ma per reinventarsi e lanciare successi, anno dopo anno, serve sensibilità e passione. Un mix vincente che Raf possiede di certo, tanto che lo spazio di tempo tra la pubblicazione di un album e l’altro, lascia i tanti fan italiani in trepidante attesa, pronti ad ascoltare quando la novità sarà annunciata. E’ accaduto di nuovo: Raffaele Riefoli ha confermato che il 30 giugno 2015 arriverà il nuovo album. Del resto, c’era stato troppo silenzio dall’ultima fatica discografica dal titolo Numeri. Ben quattro anni. Inutile dire che sui social si sono scatenati tantissimi commenti di grande entusiasmo da parte di chi ascolta i suoi pezzi da anni, interpretandone il messaggio positivo contenuto tra le rime. Prosegue, intanto, “Sono Io Tour 2015” che vedrà Raf venerdì 15 maggio all’Atlantico Live di Roma. L’artista ha annunciato che durante il concerto verrà girato il video del suo nuovo singolo “Rimani tu”, secondo singolo preceduto dal brano Come una favola (presentato al Festival di Sanremo 2015) che ha segnato il ritorno di Raf sulle scene.

Giorgia Conti, giornalista web

Una band, un cantautore: canzoni ispirate alla cronaca

Dal 21 marzo è possibile ascoltare un bel brano dalle tipiche sonorità rock ballad, “McDonalds’s Angel”. La canzone, scritta e presentata dal cantautore emiliano Mimmo Parisi, è, per certi versi e intenti, accomunabile a una canzone degli Stadio, “La mia canzone per te”. Questo ultimo brano faceva parte dell’album “Diluvio universale” del 2009, lavoro che vede un apporto importante di scrittura da parte di Vasco Rossi.

Una canzone, “La mia canzone per te”, che non era stata scritta espressamente per Eluana Englaro, come dichiarato da Curreri, ma di fatto dedicata a lei in tutti i loro concerti. Infatti, in una intervista di qualche tempo fa, Curreri ha espresso “che parla dell’amore per chi siamo costretti a lasciare per sempre e quindi, in questa canzone, ci sentiamo un po’ tutti Beppino Englaro, padre di Eluana, la giovane donna lecchese rimasta in stato vegetativo per oltre 17 anni e dichiarata morto il 9 febbraio 2009”.

“McDonalds’ Angel” ha gli stessi intenti e attinge allo stesso humus: i fatti della società, la cronaca. Poi, non ci vuole molto a notarlo, i caratteri delle due storie, quella di Eluana Englaro, nel 2009, e quella di Tugce Albayrak, ragazza deceduta in seguito a un’aggressione nel 2014, sono simili nella loro drammaticità.

Agli Stadio e a Mimmo Parisi, va sicuramente il plauso per il loro impegno profuso, anche in direzioni diverse dall’ordinario aspetto commerciale previsto per la pubblicazione dei dischi.
Trovate il link per il download di “McDonalds’s Angel”qui:

Giorgia Conti, giornalista freelance

Gli Ash tornano a maggio

 
 
Tornano gli Ash con ‘Cocoon’, due minuti e mezzo di puro power pop, il primo singolo tratto dall’imminente nuovo album ‘Kablammo!’ che uscirà il prossimo 26 Maggio 2015 su earMUSIC.
L’album arriva a 8 anni di distanza dal precedente Twilight Of The Innocents, annunciato originalmente come l’ultimo album in carriera per la band britannico.
“Sono gli Ash in tutto il loro splendore” dice il batterista Rick McMurray. “Un muro di chitarre con una scarica di adrenalina e un pizzico di melodia”. 
Il titolo del nuovo lavoro, “Kablammo!”, riassume tutto l’entusiasmo che gli Ash hanno provato “a ritrovarsi tutti nella stessa stanza a comporre nuova musica. Lo si può sentire in ogni singola canzone.”
Gli Ash presenteranno le canzoni di ‘Kablammo!’ in alcune date in Europa quest’estate.

kablammo

(Notizia dalla rete, a cura di Giorgia Conti)

Ramazzotti news

Eros Ramazzotti ha annunciato a sorpresa che nella primavera dell’anno prossimo uscirà il suo nuovo album e che da settembre partirà l’“Eros Ramazzotti World Tour 2015”.

Il calendario della tournée prevede una data zero a Rimini il 12 settembre a cui seguiranno altri 22 appuntamenti internazionali: il 16 e 18 settembre all’Arena di Verona, il 22 a Lubiana in Slovenia, il 24 a Belgrado in Serbia, il 26 a Sofia in Bulgaria, il 29 a Cracovia in Polonia, il 5 ottobre a Zurigo in Svizzera, il 7 e l’8 a Milano, il 12 a Firenze, il 14 e il 16 a Roma, il 20 a Bologna, il 22 a Monaco di Baviera in Germania, il 24 a Mannheim in Germania, il 26 e il 27 a Bruxelles in Belgio, il 30 a Praga in Repubblica Ceca, l’1 novembre a Colonia in Germania, il 3 ad Amsterdam in Olanda, il 5 a Stoccarda in Germania e il 7 a Torino.

I biglietti saranno acquistabili dalle 12.00 di domani, giovedì 11 dicembre.

Lo show sarà arricchito della presenza di musicisti internazionali e proporrà, per la prima volta, anche i nuovi brani dell’album che sarà pubblicato nel 2015.

Qui l’articolo originale: http://www.radioitalia.it/news/eros_ramazzotti/tour/9426_eros_ramazzotti_nel_2015_un_nuovo_album_e_un_tour_internazionale.php

 
 

McDonalds’s Angel, una ballad per una ragazza eroica

 
Tugce Albayrak
 
Comunicato stampa
 
Articolo di massimoalbertini in data 21-03-2015
 
STELLEDICARTA & ALICERECORDS annunciano il nuovo singolo di MIMMO PARISI, sensibile cantautore e chitarrista bolognese!
Il lavoro si intitola “McDonalds’s Angel” ed è già disponibile sulla rete. Il nuovo singolo di PARISI è stilisticamente ispirato al sound nobile degli 80′s, ma, come avviene sempre per i fuori classe, il rimando a un certo modo di concepire gli arrangiamenti e i suoni è più un suggerimento per gli ascoltatori che una rigida linea guida per chi, come PARISI, scrive e propone musica. Semplificando, quindi, si può dire che siamo di fronte a un genere influenzato dal neoclassicismo di marca chitarristica (vedi Malmsteen) e, nel complesso, a un Hard Rock che risente ampiamente delle temperie sociali di questi primi anni di terzo millennio.“McDonalds’s Angel” è, da un punto di vista testuale, una canzone nata come reazione a una notizia balzata sulla rete alla fine dell’ennesimo annus horribilis – ormai dal 2007 è l’unico modo per definire i 365 giorni che si alternano nel nuovo secolo senza grandi soluzioni sociali -, ovvero, quell’evento che ha avuto come protagonista una ragazza che il popolo della rete ha definito come “L’angelo del McDonalds”.
Il fatto è, purtroppo, drammatico: due ragazzine di 13 e 16 anni, a Offenbach, in Germania, subiscono apprezzamenti non richiesti da un gruppo di giovani balordi; una ventiduenne, Tugce, le difende e, all’uscita dal locale, viene aggredita e ridotta in fin di vita.
MIMMO PARISI, cantautore indipendente, di tutta la vicenda e con infinito rispetto per la tragedia, ne ha fatto un brano struggente e nello stesso tempo, senza pretese.
Questa è una canzone fatta e presentata in punta di piedi; PARISI abbandona ai flutti della rete, come una specie di messaggio in bottiglia, le parole e le note di questo brano. Voto: 9, per la realizzazione e, soprattutto, per l’attenzione agli eventi che contano in questa società che dimentica presto, e senza trarre un insegnamento dalla bufera che gli gira intorno.

Qui il download:
https://www.jamendo.com/en/track/1210127/mimmo-parisi

Youtube site: https://www.google.it/#q=mimmo+parisi+youtube
Artist distribution: https://www.jamendo.com/it/artist/422708/mimmo-parisi
Label facebook: https://www.facebook.com/search/results.php?q=Mimmo+Parisi&init=public
Song’s Words: http://www.testitradotti.it/canzoni/mimmo-parisi
Reverbnation: http://www.reverbnation.com/mimmoparisi

Steve Vai, nuovo album

Steve Vai, il nuovo album “Stillness in Motion: Vai Live in L.A.” in uscita il 6 aprile 2015

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Uscirà il 6 aprile 2015 “Stillness in Motion: Vai Live in L.A.“, il primo dei progetti catalogici di Steve Vai che vedranno la luce nel corso dell’anno grazie al nuovo contratto stipulato con la Legacy Recordings.

Il set, disponibile in edizione composta da 2 CD o 2 DVD, contiene le registrazioni del concerto tenuto il 12 ottobre 2012 al Club Nokia di Los Angeles durante il “Story of Light World Tour“, che aveva visto il leggendario chitarrista impegnato per due anni interi: “affermare che questo tour è stata un’esperienza formidabile sarebbe un po’ come dire che il sole è caldo,” si legge tra le note personali di Vai.

Proprio a quel tour nella sua interezza è dedicato parte di uno dei due DVD, contenente “The Space Between Notes (Tour Mischief)“, una sorta di diario di bordo della durata di tre ore e mezza che documenta, con filmati on-stage e off-stage, riprese dietro le quinte e contenuti video esclusivi la lunga tournée composta da ben 253 live in 85 paesi (Italia inclusa) seguita alla release dell’ultimo studio album “The Story of Light“.

Il nuovo accordo tra Vai e la divisione della Sony, su cui Vai aveva già pubblicato a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila, prevede anche l’uscita di materiale inedito, sebbene ancora non si conoscano dettagli precisi su un nuovo album del musicista.

“Stillness in Motion: Vai Live in L.A.” – Copertina & Tracklist

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2CD Edition

Disc 1
01. Intro/Racing the World
02. Velorum
03. Band Intros
04. Building the Church
05. Tender Surrender
06. Gravity Storm
07. Weeping China Doll
08. John the Revelator
09. The Moon and I
10. The Animal
11. Whispering a Prayer
Disc 2
01. The Audience Is Listening
02. Rescue Me or Bury Me
03. Sisters
04. Treasure Island
05. Salamanders In the Sun
06. Pusa Road
07. Frank
08. The Ultra Zone (CD Version)
09. Build Me a Song L.A.
10. For The Love of God
11. Taurus Bulba

2DVD Edition

Disc 1
01. Intro/Racing the World
02. Velorum
03. Band Intros
04. Building the Church
05. Tender Surrender
06. Gravity Storm
07. The Trillium’s Launch
08. Weeping China Doll
09. John the Revelator
10. The Moon and I
11. The Animal
12. Whispering a Prayer
13. The Audience Is Listening
14. Where Are We
15. Rescue Me or Bury Me
16. Sisters
17. Treasure Island
18. Beastly Rap
19. Salamanders In the Sun
20. Pusa Road
21. Earthquake Sky, Drum Solo
22. I’m Tired
23. The Ultra Zone
24. Frank
Disc 2
01. Build Me a Song L.A.
02. For the Love of God
03. Taurus Bulba
Story of Light Tour: The Space Between the Notes (Tour Mischief)
04. Leg 1 (Rehearsals/USA)
05. Leg 2 (Europe/Eastern Europe)
06. Leg 3 (Vegas/Netherlands/Russia/Ukraine/Europe)
07. Leg 4 (Australia/NZ/Indonesia/China/S. Korea/Japan/Taiwan/Thailand)
08. Leg 5 (Europe…again)
09. Leg 6 (USA…again)
10. Leg 7 (Mexico/South America/China)
11. Leg 8 (Vegas/Singapore/Malaysia/Israel/Europe/Russia/Ukraine)
12. Leg 9 (USA/St. Barths/Japan/France/Poland)

Facchinetti dei Pooh

Se l’è cavata con due fratture, al polso e alla tibia, anche se inizialmente il figlio Francesco aveva detto che “non si era fatto nulla”. Roby Facchinetti è caduto dal palco durante le prove di “The Voice” e Francesco sui social ha raccontato la disavventura. “Diciamo che ha voluto iniziare col botto – scrive Francesco – Ci vediamo in TV. FORZA PAPA’, il TeamFach ha bisogno del suo capitano”.

Sempre su Facebook Francesco ha sottolineato: “Ci tengo a spiegare cosa è successo prima che partano versioni fantasiose sull’accaduto. Ieri eravamo alle prove di The Voice. Durante un’esibizione mio padre è caduto in una botola di fianco al palco. E’ stato soccorso e lo abbiamo portato in ospedale. Credevamo non si fosse fatto niente ma, purtroppo, ha avuto delle lesioni al polso e alla gamba. Oggi è stato operato immediatamente alla tibia e ora sta bene. Nella sfortuna poteva andare molto peggio”.

Francesco tra l’altro, via Twitter, è sembrato persino preoccuparsi più degli altri che di papà. Si è infatti scusato con tutti perché le prove erano state sospese, ma siamo sicuri che il povero Roby non lo ha certo fatto apposta…

Drake, il cantante di Pink Moon

Nicholas Rodney (“Nick” Drake) è stato un cantautore inglese.

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Con qualche mese di ritardo, ricordiamo uno dei più graditi testi pubblicati nell’anno 2014. Ci voleva un libro per tornare a parlare di Nick Drake. A raccontare, con i crismi dell’ufficialità, la sua storia, è Remembered for a while, in uscita a novembre in Inghilterra per John Murray, in occasione del quarantennale della scomparsa del songwriter britannico, ma la notizia già ha fatto parecchio rumore, accompagnata com’è da un ulteriore annuncio.
L’edizione deluxe del volume include un vinile con quattro brani tratti da una incisione per la Bbc – una delle leggendarie session radiofoniche trasmesse da John Peel – che si pensava perduta, risalente al 1969, anno in cui Drake debuttava con l’album Five Leaves Left e stava lavorando alle canzoni del disco successivo, Bryter Layter.
L’ARTISTA DI CULTO. Perché tanto interesse? Perché Drake, morto 26enne il 25 novembre 1974 a causa di una overdose – non si è mai riusciti a stabilire con certezza se volontaria o meno – da antidepressivi, pressoché sconosciuto in vita, è diventato nell’ultimo ventennio l’archetipo dell’artista di culto adottato progressivamente da un pubblico sempre più vasto.
SOLO TRE ALBUM IN VITA. La morte di Drake non fu che un trafiletto a margine – letteralmente – della vulgata musicale principale, visto che i tre album incisi in vita, incluso il commiato del 1972 Pink Moon, disco per sola voce e chitarra di rarefatta e rassegnata bellezza, vendettero pochissime copie: lavori penalizzati dall’attitudine appartata dell’autore, che non concedeva interviste e aveva smesso di fare concerti, perché, ipotizza qualcuno, le insolite accordature utilizzate rendevano le pause necessarie tra un pezzo e l’altro troppo vulnerabili al chiacchiericcio.
PARLÒ DELLA GENERAZIONE. Non accettava di misurarsi con un pubblico distratto Drake, ma allo stesso tempo era animato dal bisogno di parlare alla sua generazione, di tradurre in termini che fossero comprensibili al maggior numero di persone il proprio sguardo visionario e ipersensibile; e anche ai posteri, viste gli innumerevoli indizi disseminati nelle canzoni: quasi come se sentisse, si spinge a dire qualcuno, che la sua fama avrebbe avuto inevitabilmente un destino postumo. Un dissidio interiore, tra incomunicabilità e bisogno di riconoscimenti, che lo porterà sulla strada della depressione, con flebili tentativi di uscirne – incluso un viaggio parigino per incontrare senza esito la cantautrice Françoise Hardy – interrotti tragicamente una notte d’autunno del 1974.
LE CANZONI NEGLI SPOT. Poi, nel 1979, usciva Fruit Tree, un box antologico che incominciò a far crescere il culto. Un passaparola a lungo discreto, diffuso tra gli appassionati e i colleghi che non avevano potuto conoscerlo in tempo reale per motivi anagrafici (tra i fan Kate Bush, Robert Smith, Paul Weller, Beck), fino a quando la Volkswagen, nel 1999, scelse una sua canzone, Pink Moon, e la utilizzò per lo spot della Golf.

I suoi possibili eredi: da Elliott Smith a Sufjan Stevens

Nato il 19 giugno 1948, Nick Drake è morto il 25 novembre 1974.Nato il 19 giugno 1948, Nick Drake è morto il 25 novembre 1974. 

Da quel momento in poi i tributi si sono moltiplicati, tributi in termini di discendenza artistica (l’acustico Pink Moon pietra di paragone per qualsiasi cantautore indipendente deciso a raccontarsi in intimo dialogo con la propria chitarra, e una serie sterminata di possibili eredi, consapevoli o meno di esserlo: Elliott Smith, Sufjan Stevens, Badly Drawn Boy), ma anche documentari (A Skin Too Few dell’olandese Jeroen Bervens, uscito nel 2000, e il televisivo Lost Boy del 2004, prodotto dalla Bbc con Brad Pitt, altro fan d’eccezione, nelle vesti di narratore) e, naturalmente, biografie, tra tutte quella imponente di Patrick Humphries.
PERSONAGGIO FRAGILE. Nel corso dell’ultimo decennio sono usciti anche materiali d’archivio, un paio di antologie pubblicate 10 anni fa, Made to love magic e A treasury, quest’ultima una raccolta di registrazioni adolescenziali casalinghe le quali hanno fatto venire il dubbio che ci si fosse spinti troppo in là nell’indagare la vita di qualcuno che aveva scelto di parlare solo attraverso le canzoni.
Un caso da manuale di sfruttamento mercantile del defunto? Non esattamente, poiché in ballo c’è senz’altro anche l’indecifrabilità e la fragilità del personaggio, l’enorme fascino esercitato da un animo imploso sul quale è stato (ed è) possibile fantasticare all’infinito.
SCONTRO SULLE INCISIONI. La fame di inediti non è comunque ancora cessata: è recente la notizia che alcuni nastri in possesso di Beverley Martin (vedova del folksinger John: entrambi furono tra i pochissimi confidenti di Drake), che avrebbero dovuto andare all’asta per alcune centinaia di migliaia di dollari, sono stati bloccati dai legali della famiglia del songwriter britannico, che hanno messo in discussione la proprietà delle incisioni.
Non sappiamo se quei nastri vedranno in qualche modo la luce, quel che è certo è che, per la prima volta, con Remembered for a while sembra palesarsi la necessità di ufficializzare il canone drakeiano.
LA SORELLA NEL PROGETTO. Gabrielle, sorella celebre negli Anni 60 per aver fatto parte del cast della serie televisiva Ufo, ha lavorato al progetto per sei anni, curando e selezionando i materiali inclusi testi di canzoni autografi e lettere alla famiglia, includendo le testimonianze del produttore-scopritore Joe Boyd e di Robert Kirby, il da poco scomparso arrangiatore dei primi due album.
Il tentativo di ‘storicizzare’ e canonizzare un lascito artistico che tuttavia molto difficilmente riuscirà a mettere la parola definitiva su una storia per sua natura sfuggente, enigmatica, aperta a molteplici chiavi di lettura.

Shadows per Dylan


Torna Bob Dylan con Shadows In The Night

In uscita il 3 febbraio 2015 in cd, vinile + cd ed in digitale

(ANSA) – ROMA, 9 DIC – “Shadows In The Night” è il titolo del nuovo album da studio di Bob Dylan in uscita il 3 febbraio 2015 in cd, vinile + cd ed in digitale per Columbia Records/Sony Music. Il disco contiene dieci brani prodotti da Jack Frost ed è, dopo Tempest pubblicato nel 2012, il 36esimo album da studio dell’artista americano. “Realizzare quest’album è stato un autentico privilegio” ha detto Dylan.

“I can’t explain”, parola di Roger

Probabilmente gli invitati non hanno creduto ai loro occhi, e soprattutto alle loro orecchie, quando Roger ha chiesto se fosse possibile cantare un suo brano. Il Roger del quale si sta argomentando fa di cognome Daltrey e canta in una band chiamata Who. Insomma, è andata più o meno così. Capita che, a una festa di nozze qualcuno si impossessi del microfono e cominci a ‘regalare’ (quando va bene) i propri gorgheggi agli intervenuti. Se va male e il performer non è in gambissima, c’è sempre qualche coraggioso che prova a convincere il volenteroso e occasionale cantante a dedicarsi allo spumante. Diversamente, il ricevimento rischia grandi flessioni di gradimento. Tuttavia, nella situazione che stiamo trattando, c’è da giurare che in molti avrebbero gradito che l’inattesa esibizione fosse durata più a lungo.

Infatti, Roger Daltrey, la storica voce di una delle più grandi rock band mondiali, per l’appunto gli Who, recentemente è intervenuto inaspettatamente a un matrimonio. Per la cronaca, i due fortunati sono Susan e Carl Smith. Il vocalist è salito sulla pedana dove la band dei Milestone suonava per rallegrare gli astanti e, senza grandi complimenti, ha chiesto il permesso per esibirsi. Agli increduli musicisti non è sembrato vero accompagnare uno degli Who! Non c’è niente da fare, quando si è artisti di quella levatura, non conta niente l’essere un mito, conta la voglia e l’attrazione per quello spazio magico che alita intorno a un microfono, di qualunque marca esso sia: che sia uno strumento di grande o scarso valore vale quello che ci dici dentro.

Così, in quell’albergo scozzese e durante un matrimonio che avrà tanta fortuna, si è realizzato un evento che, nel suo piccolo, è diventato di portata mondiale. La canzone che il vocalist storico ha cantato ai neo sposi è stata “I Can’t Explain”. Questo brano è il primo singolo, scritto da Pete Townshend, pubblicato dagli Who nel 1964. Per quanto legato al momento storico che l’ha visto nascere e quindi al genere Beat, questo pezzo ha diversi estimatori: in Inghilterra Jimmy Page volle contribuire con la sua chitarra (quando ancora i Led Zeppelin non esistevano e lavorava come session man); anche in Italia era presente nel repertorio della PFM e in quello del Balletto di Bronzo; una versione hard rock è invece legata al cantautore Mimmo Parisi. Tutt’ora, quando gli Who decidono di farne uno, “I Can’t Explain” funziona come primo brano per aprire i loro concerti. Rolling Stone, la rivista, l’ha classificata fra le migliori canzoni mai scritte; presenta solo tre accordi e, la prima versione (diversamente da quella live), era di breve durata. Sicuramente, “I Can’t Explain”, è la frase che gli sposini si son detti quando tutto è finito e gli invitati sono andati via. Si saranno guardati negli occhi e avranno mormorato: “Non so spiegarmi…”, ovvero, “Non so spiegarmi come abbiamo fatto ad aver come ospite un artista di quel genere… visto che nemmeno ci conoscevamo”. Poi, magari un po’ corrucciati avranno chiuso il dialogo con “…Ci siamo dimenticati di dargli la bomboniera!”. Fa niente. Auguri.

Diego Romero, webber

Il talento di Jeff

Jeff Buckley
 Jeff Buckley stava per diventare un mito con un solo disco, Grace, destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni ’90, quando una morte assurda lo portò via. Ma tutta la sua vita è segnata da un destino negativo.
 
Jeff Buckley 

Jeffrey Scott Moorhead nasce il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, iniziava proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim morì per overdose all’età di 28 anni, entrando nella leggenda della musica americana e trascinando suo malgrado il figlio, che vide per la prima volta poche settimane prima di morire, inconsapevole di un destino altrettanto avverso che si prospettava anche per Jeff.

A 17 anni Jeff forma il suo primo gruppo, gli Shinehead, a Los Angeles. Nel 1990 ritorna a New York e con l’amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i dissidi interni portano il progetto ben presto al fallimento. Jeff Buckley inizia allora una carriera solista suonando nel circuito del Greenwich Villane e rendendosi noto soprattutto per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre, di cui interpreta “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”). Le sue prime esibizioni avvengono in un piccolo club dell’East Village di New York chiamato Sin-E’. Nel 1993, dopo alcuni anni di gavetta, Jeff ha la possibilità, tramite la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel “suo” club. Live at Sin-E’, contiene solo quattro pezzi, due dei quali sono cover, una di Edith Piaf e l’altra di Van Morrison, e due suoi pezzi, “Mojo Pin” ed “Eternal Life”.

Per promuovere il disco Jeff e la sua band partono per una tournée nel Nord America e in Europa. Visto il discreto successo, la sua casa discografica avvia una campagna promozionale per il suo primo disco completo Grace, pubblicato negli Usa nell’agosto del 1994. Nell’album si rivela tutto il talento di Jeff: la sua voce invocante sembra prendere coraggio per strada, finendo in un crescendo, intenso e doloroso. I testi – veri tormenti dell’anima e del profondo — pescano nel repertorio del padre Tim, ma anche di Bob Dylan, Leonard Cohen e Van Morrison. Il lavoro contiene dieci tracce: tre composte da Jeff, due in collaborazione con l’amico Gary Lucas, una con Michael Tighe e una con Mick Grondahl e Matt Johnson, più tre cover, tra le quali, da brivido, la meravigliosa “Halleluja” di Cohen.

Nell’album, Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, accompagnato da Mick Grondahl al basso, Matt Johnson alla batteria e percussioni, Michael Tighe e l’amico Gary Lucas alle chitarre. Grace risulta davvero un’opera carica di grazia, eseguita da un gruppo di tutto rispetto, con pezzi che esaltano le doti vocali di Jeff (in particolare le altre due cover, “Liliac Wine”, “Corpus Christi Carol”) tali da raggiungere una struggente intensità. Il canto di Buckley parte piano, modulando le inflessioni nello stile dei folk-singer, ma finisce sempre in un crescendo drammatico e “mistico”, lambendo blues e gospel. Uno stile ad effetto, che lascia senza fiato in ballate come “Lover”, “Ethernal Life” e “Dream Borother”, oltre che nella struggente title track. Musicalmente, sono il tintinnio della chitarra di Gary Lucas e i soffici sottofondi delle tastiere di Buckley a esaltare il senso di religiosità dei brani (meta’ dei quali sono di ispirazione liturgica). Arrangiamenti eleganti, a volte sinfonici, in bilico tra folk e rock, pop e soul, si combinano bene con l’esile trama delle melodie.

Nel 1997 viene avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco My sweetheart the drunk, che uscirà postumo, in una veste piuttosto grezza e visibilmente incompleta, con il titolo di Sketches (for my sweetheart the drunk).

La notte del 29 maggio l’artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), dove decide di fare una nuotata nel Mississippi e si getta nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall’ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, ma senza risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Aveva solo 30 anni. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l’effetto né di droghe né di alcol.

Nel 2000, la Columbia, dietro la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, pubblica Mistery White Boy, una raccolta dal vivo, e Live in Chicago (su dvd e vhs), concerto del 1995, registrato al Cabaret Metro di Chicago. Nel 2001, esce invece Live à l’Olimpya, ritratto del giovane Jeff nella sua Parigi, contenente brani del primo disco e qualche cover.

Emerso dal circuito folkie e bohemien newyorkese, Jeff Buckley si è dimostrato musicista di razza nonché musa ispiratrice di molti artisti rock, anche in epoca recente. Seppur meno geniale del padre, ha saputo in qualche modo tramandarne lo spirito fragile e disperato, rivelandosi uno dei “personaggi” di culto del decennio Novanta.

 
Gloria Carter, webber

Schiavone, chitarrista e autore

Luigi Schiavone nasce a Roma l’8 settembre 1959, unico figlio maschio, con tre sorelle (tutte con la passione per la musica). Fin da piccolo, dimostra il suo interesse per la musica e grazie a un regalo del padre, una chitarra, inizia a strimpellare da autodidatta lo strumento che diventerà poi il suo strumento ‘principe’.

Dagli inizi al Punk: i Kaos Rock

Dopo aver suonato come chitarrista in alcune band scolastiche, entra nei Kaos Rock, band molto conosciuta nell’underground milanese della fine anni ‘70, che aveva come base il centro sociale ‘Santa Marta’; la band aveva partecipato allo storico concerto del giugno ’79 dedicato a Demetrio Stratos appena scomparso (documentato dal doppio LP 1979 – Il Concerto – Cramps); Luigi nel 1980 pubblica con i Kaos Rock due 45 giri e il mitico album W.W. 3 per la storica etichetta Cramps.

Periodo post punk – Enrico Ruggeri


La fine dei Kaos Rock coincide con il periodo in cui Enrico Ruggeri lascia i Decibel ed è alla ricerca di nuovi collaboratori. Si ricorda del magro chitarrista Luigi Schiavone, che frequenta le stesse sue  amicizie ed ecco che nel 1981, quando inizia a lavorare al suo primo album da solista, decide di coinvolgere Luigi che in quel periodo lavora in un negozio di elettrodomestici. Il primo disco di Ruggeri, Champagne Molotov viene così principalmente registrato di notte per far sì che anche Luigi possa partecipare. Nasce così in quel periodo la coppia Ruggeri-Schiavone, che tanti successi porterà negli anni successivi. È di questi anni il primo brano composto da Ruggeri-Schiavone, Non finirà che vedrà la luce solo nel 1986 nel disco Enrico VIII.

Polvere e gli Champagne Molotov, passando per Sanremo

Il primo disco prodotto della coppia Ruggeri-Schiavone non ha un grande riscontro di vendite, ma è il preludio al disco successivo di Ruggeri, Polvere (1983), il cui brano trainante, che dà il titolo all’album, ha la musica composta proprio da Luigi, e permette a Ruggeri di iniziare a farsi conoscere al grande pubblico; con questo LP nasce anche il nucleo storico degli Champagne Molotov: Luigi Schiavone e Renato Meli (che proveniva dai Jo Squillo Eletrix, band del giro Kaos Rock). In questi inizi Luigi collabora a qualche progetto dance in cui Enrico è coinvolto, fra cui il primo disco di Den Harrow.

Si arriva così al 1984, anno in cui oltre alla collaborazione classica con Enrico Ruggeri, Luigi pubblica C’è la neve, il primo 45 giri degli Champagne Molotov, band che accompagna Ruggeri in tour ed è composta nella line-up definitiva da: Luigi Schiavone (chitarre), Renato Meli (basso), Stefania Schiavone (pianoforte), Alberto Rocchetti (tastiere) e Luigi Fiore (batteria). La band, oltre a proporre i due brani del 45 giri nel tour di Enrico, partecipa al Festivalbar dove si afferma vincendo il Disco Verde, riconoscimento assegnato al miglior artista giovane, e che li vede esibirsi nella finale all’Arena di Verona, in una performance di grande impatto. Nel 1985 gli Champagne Molotov partecipano al Festival di Sanremo, nei giovani, con il brano (sempre composto tra l’altro da Luigi) Volti nella noia. Purtroppo il brano, di non facile presa al primo ascolto, non permette agli Champagne di accedere alla serata finale.

Negli anni seguenti Luigi e gli Champagne Molotov continuano ad affiancare Enrico in tour e in studio, contribuendo al successo e al sound di Enrico, soprattutto grazie al suono caratteristico di Luigi che inizia a essere considerato fra i migliori chitarristi italiani.

Nazionale Cantanti, Premio della critica e produttore.

Nel 1986 Luigi e gli Champagne Molotov partecipano al tour Confusi in un playback-Live di Ruggeri-Locasciulli (durante questo tour, il 24 gennaio 1986, Luigi ha la gioia di diventare padre per la prima volta con la nascita di Giuseppe, seguita qualche anno più tardi, il 16 gennaio del 1990 dalla nascita di Chiara). Nel 1987 al Festival di Sanremo, mentre Ruggeri si afferma insieme a Morandi e Tozzi con il brano Si può dare di più (il lato B del 45 giri, venduto in tutto il mondo, vede un brano composto da Luigi, La canzone della verità), il duo Ruggeri-Schiavone come autori ottiene il prestigioso riconoscimento ‘Premio della critica’ con la canzone Quello che le donne non dicono cantata da Fiorella Mannoia.

Dopo il fortunato e ‘all sold-out’ tour documentato nell’album Vai RRrouge, in cui Enrico e gli Champagne Molotov sono accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Alessandria, Luigi mette ancora più in risalto le sue dote chitarristiche, soprattutto nel tour estivo dello stesso anno, in cui le sonorità rock la fanno da padrone (ricordiamo la cover dei Deep Purple Highway star). Il tour si conclude nel settembre del 1987 con un sold-out di altri tempi al Palatrussardi di Milano.

In questi anni Luigi entra anche a far parte della Nazionale Cantanti, come portiere.

Nel 1988 Luigi è impegnato per la prima volta in veste di produttore: infatti è in sala per il primo disco della rock-band italiana Sharks dal titolo Notti di fuoco. Negli anni seguenti produrrà il disco di una rock band milanese, i Black Rose Kingdom.

Con l’album di Enrico La parola ai testimoni (in cui Luigi ‘scopre’ il computer) e il successivo tour, arriva la fine del periodo Champagne Molotov: infatti, con la fine del 1988, la band si scioglie.

Gli anni 90: gli album da solista, nuove collaborazioni e il progetto Sinergia.

Negli anni 90, oltre a continuare la collaborazione con Enrico Ruggeri come autore, arrangiatore e musicista, sia in tour che in studio (sono gli anni dei grandi successi di vendita de Il falco e il gabbiano e di Peter Pan), Luigi dà vita anche al suo progetto solista. Infatti, nel 1991 pubblica per la CGD il suo primo album La spina nel fianco in cui inizia, timidamente, ad apparire oltre che in veste di autore e musicista, anche in veste di cantante. Il disco, composto da brani di alto livello compositivo, ottiene un discreto successo di pubblico, grazie anche a canzoni quali Prima del temporale (cantata da Enrico Ruggeri, e fino a quel momento ancora inedita) e Pellerossa (in cui Luigi canta con Enrico e Massimo Riva).

Segue poi il disco Animale(1993) dove Luigi dimostra di aver maggior padronanza con il cantato; l’album ottiene un buon successo, grazie al video e alla promozione, partecipando al Cantagiro di quell’anno con il singolo Animale.

Il 1993 è stato anche l’anno del trionfo di Ruggeri al festival di Sanremo con la canzone Mistero: Enrico ha voluto condividere questo successo con il suo amico-collaboratore di sempre, Luigi, che è sul palco dell’Ariston a suonare la chitarra; il sorriso di Luigi nell’esecuzione del brano dopo la proclamazione di Baudo, dimostra come quella fosse anche una sua vittoria. Luigi accompagna Enrico anche all’Eurofestival dello stesso anno, viaggiando fino in Irlanda in automobile, data la sua avversione per gli aerei.

Nel 1994 Luigi, per la prima volta, pubblica un brano senza il testo di Enrico Ruggeri, nel disco del Progetto Sinergia, super-band composta da Luigi, Antonio Aiazzi (Litfiba,) Fabrizio Palermo (Sharks, Clandestino), Lio Mascheroni e Pino Scotto (ex Vanadium). In questi anni partecipa anche al tour europeo di Marco Masini.

Gli anni ’90 si concludono con il terzo disco di Luigi come interprete. L’album s’intitola III ed è il più rock dei tre dischi, ma anche il meno fortunato nelle vendite (nel CD troviamo una cover di Tom Waits e una di Billy Idol).

Il nuovo millennio: Ruggeri, Riff raff e la Notte delle Chitarre.

Luigi continua, anche nel nuovo millennio, a collaborare con Enrico Ruggeri, dando vita a uno dei sodalizi più longevi della musica: inizia ad avvicinarsi anche a nuove sonorità, al jazz, al folk, grazie anche ai nuovi musicisti che sono entrati nella band di Ruggeri in tutti questi anni, ove Luigi è rimasto l’unico punto fermo.

Gli ultimi anni vedono Luigi fondare la cover band Riff-Raff, tributo agli AC-DC perfettamente riuscito secondo il cantautore Mimmo Parisi che li ha ascoltati  e apprezzati, con la quale suona per qualche anno per puro diletto; inoltre Luigi è uno dei chitarristi che partecipano, in giro per l’Italia, alle serate La notte delle Chitarre, insieme a Maurizio Solieri , Cesareo, Ricky Portera, Max Cottafavi, Luca Colombo, Mario Giuseppe Scarpato e Fabrizio Consoli.

Nuove avventure e progetti musicali attendono Luigi nei mesi che verranno, prima tra tutte l’uscita del suo nuovo CD, 16 steps to the sky, il suo primo lavoro interamente strumentale.

Ricordiamo che in tutti questi anni Mr Guitar Man, insieme a Enrico Ruggeri, ha composto brani per tantissimi interpreti, fra i quali Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Anna Oxa e Loredana Bertè. Inoltre come musicista, ha suonato nei dischi di Gianna Nannini, Clandestino, Spagna, ecc ecc…

Do l’anima, nuovo cd per Fortis

Alberto Fortis, il 15 ottobre è stato presso la libreria Feltrinelli di Bologna, in piazza Ravegnana. Qui l’artista ha segnalato, nella sua presentazione, che erano ben 9 anni che non presentava brani nuovi. Infatti, la sua ultima vera fatica discografica risale a “Fiori sullo schermo futuro”, poi, 6 anni fa è stata la volta della raccolta “Vai protetto” e, infine, il live “Annapolis”.

Con questo cd, titolato “Do l’anima”, Alberto Fortis celebra 35 anni di carriera artistica, una celebrazione che da un punto di vista temporale gli è costato un periodo di tempo piuttosto lungo: quattro anni. Quattro anni che hanno dato come frutto 40 canzoni che il Nostro, in due mesi di scrematura, ha suonato e selezionato fino ad arrivare al numero giusto per questo cd di inediti; ecco i titoli:

Alla mia maschera 0:54

Tu lo sai (feat. Biagio Antonacci) 4:36

Mi fa strano (feat. Roberto Vecchioni) 4:40

Do l’anima 4:07

Infinità infinita 4:56

Aldilà 3:56

È Semplice 4:06

L’Attimo 4:05

Suzy 4:23

Principe 5:03

Buonamore 6:12

A dare lustro straniero a tutto l’insieme, cosa già invalsa da alcuni anni nel mondo della musica, c’è il chitarrista e arrangiatore americano Carlos Alomar che vanta collaborazioni prestigiose come, ad esempio, quella con Mister David Bowie. La produzione finale si avvale, oltre che dello stesso Alberto Fortis, di Lucio Fabbri. La copertina è emblematica: Fortis si toglie la maschera svelando sostanzialmente niente, visto che sotto il nascondimento nasconde… niente! Segnale, questo, che l’artista è un individuo sincero e che si propone per quello che è.

Hanno collaborato a “Do l’anima”, inoltre Biagio Antonacci e Roberto Vecchioni. Alla presentazione bolognese è intervenuto anche il cantautore bolognese Mimmo Parisi che oltre a portarsi a casa l’autografo di un collega che ha sempre ammirato, ha ricordato che nel 2010 ha fatto una cover di uno dei più popolari brani di Alberto Fortis, “Settembre”.

Do l’anima” è un titolo programmatico: ‘do’ e ‘la’ sono già musica, sono già note che si librano nell’aria ottobrina. I testi di questo album hanno il sapore e il valore dei suoi primi tempi artistici. I temi trattati danno importanza alla quotidianità, anche se guarnita di veli che sembrano non voler svelare tutto. In fondo è il segreto delle canzoni d’autore quella di lasciare che la luce non batta su tutto il paesaggio sonoro e poetico.

Il cantante, oltre alla presentazione del 15 ottobre alla Feltrinelli di Bologna, ha pianificato un vero mini tour per annunciare la buona novella: Milano e Torino (8 e 9 ottobre), alla Feltrinelli di Genova il 10 ottobre (Via Ceccardi 16 – ore 18.00), poi il 16 ottobre a Roma (via Appia Nuova 427 – ore 18.00). E’ il caso di ricordare che Alberto Fortis, da cantante schietto e spontaneo, promuove il suo lavoro non solo con illustrazioni verbali e ascolto del cd, ma, cosa veramente lodevole, anche accennando la melodia con voce a cappella. Su consiglio di Lucio Fabbri, la linea portata avanti da Alberto in questo nuovo lavoro è stata quella di privilegiare la melodia su tutte le altre sue indubbie capacità compositive. L’album è stato pubblicato il 30 settembre e presentato ufficialmente il 6 ottobre, al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano (Via Rivoli, 6).

 

 
 

Copertina di Alberto Fortis Quando un cantautore è davvero… Fortis!

U2 e le loro “Songs Of Innocence”

Una vera rivoluzione nell’ambito dell’industria musicale. Perché qui non si tratta di un gruppo emergente ma della band più famosa del mondo, che “regala” il suo nuovo album per un mese abbondante a 500 milioni di utenti, facendo così di “Songs Of Innocence” il disco con la ampia diffusione mai avuta.

Foto 5E In quanto a Bono e soci, il ritorno oltre che di immagine è anche economico, dal momento che al di là dei ricavi futuri sulle copie delle varie special edition che verranno fatte del lavoro, a monte c’è un accordo con Apple di quelli importanti. Qualcuno sostiene che sia un accordo di due anni, che potrebbe riguardare anche iniziative future, forse anche la sponsorizzazione di un tour. Ma su questo non ci sono conferme. Sicuramente Bono ha fatto sapere che questo è solo “il primo tassello di una collaborazione che trasformerà il modo in cui la musica è ascoltata e vista”.

Il 13 ottobre uscirà sia la versione fisica standard che il vinile e una versione tradizionale deluxe che conterrà una sessione acustica di brani selezionati dall’album più quattro canzoni inedite. Anche la copertina sarà diversa. L’album, registrato a Dublino, Londra, New York e Los Angeles, è stato prodotto da Danger Mouse, Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood e stilisticamente incrocia le primissime influenze musicali della band, dal rock e punk-rock anni 70 alla prima elettronica e musica ambient anni 80.

Foto Afp

L’autunno 2014 porterà con se anche i lavori di Gianluca Grignani, Mimmo Parisi & Marco Ligabue, i quali hanno fatto girare i loro singoli nella bella stagione come avamposti pentagrammati ad annunciare, per l’appunto, i cd post estivi. L’album di Mimmo Parisi, dopo ripensamento, si chiamerà “Questa non è la mia guerra”, in perfetto stile battagliero/combat rock come, già da qualche tempo, questo cantautore bolognese ci ha abituati.

Album in studio di Mango

(Da http://www.rockol.it/news-604389/mango-nuovo-album-l-amore-e-invisibile-intervista)

Sarà consegnato al mercato il prossimo 27 maggio il nuovo album in studio di Mango, “L’amore è invisibile”. Il disco è il secondo capitolo del viaggio alla riscoperta dei classici della canzone d’autore che Mango ha intrapreso, nel 2012, con il precedente “Acchiappanuvole” e contiene dieci… Leggi tutto

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Mango presenta 'L'amore è invisibile': 'Un caleidoscopio di intenzioni musicali'

 
 

Mango presenta ‘L’amore è invisibile’: ‘Un caleidoscopio di intenzioni musicali’

Sarà consegnato al mercato il prossimo 27 maggio il nuovo album in studio di Mango, “L’amore è invisibile”. Il disco è il secondo capitolo del viaggio alla riscoperta dei classici della canzone d’autore che Mango ha intrapreso, nel 2012, con il precedente “Acchiappanuvole” e contiene dieci reinterpretazioni di classici italiani ed internazionali, in aggiunta di tre brani inediti tra cui “L’amore è invisibile”: “Il disco prende il titolo proprio da questo brano, che riesce a racchiudere in sé l’intero significato di questo lavoro, una sorta di percorso senza punto d’arrivo”, spiega Mango a Rockol, “L’amore è invisibile perché è una continua ricerca, non è qualcosa di stabile: è la ricerca di un’appartenenza, un concetto molto importante per capire questo mio ventunesimo album in studio. Ecco, se c’è un filo conduttore che lega tra loro queste tredici canzoni è proprio la necessità dell’appartenere a qualcosa, a tutto quello che ci circonda in un determinato momento. E’ un tema interessante, che dal particolare si estende fino all’universale”. A detta dello stesso cantautore, “L’amore invisibile” può essere definito come un “caleidoscopio di intenzioni musicali, un dipinto cubista nel quale si abbracciano De André, i Beatles, Pino Daniele, gli U2, Battisti”; il tema dell’abbraccio emerge già dalla copertina del disco, come ci fa notare proprio Mango: “Tra i tanti progetti che mi sono stati presentati dall’artista che ha curato il booklet del disco, ho voluto scegliere questo – che ritrae due persone nel momento in cui si abbracciano – perché mi apparteneva di più e perché mi ha trasmesso lo stesso senso di calore che mi hanno trasmesso le canzoni che ho voluto reinterpretare in questo disco”.

 

“L’amore è invisibile” è prodotto dallo stesso Mango insieme a Rocco Petruzzi e Carlo De Bei, è stato registrato presso gli Isola Studios di Milano e missato presso gli Alari Park (Cernusco sul Naviglio, nella provincia milanese): “Non si tratta di un semplice album di cover”, ci tiene a a sottolineare la voce di “Lei verrà”, “ma di un vero e proprio album in studio di Mango. Mi sono approcciato a questi dieci brani cercando di coglierne il significato più profondo, il cuore; l’ho fatto svestendoli di tutto, con l’obiettivo di riuscire a rivivere la stessa emozione che hanno provato gli autori al momento della loro scrittura. Una volta colto il senso ultimo di ogni canzone, ho cominciato a rivestirla con abiti diversi rispetto a quelli originali: sono partito, insomma, da un’interpretazione soggettiva di ognuno di questi brani che poi si è tramutata in una reinterpretazione degli stessi. Sarebbe interessante poter far ascoltare agli autori di queste canzoni le mie reinterpretazioni, per scoprire cosa ne pensano del lavoro”. Il rischio di apparire, agli occhi del pubblico, come un semplice disco di cover, tuttavia, è molto alto (vista anche la popolarità dei brani che compongono la tracklist de “L’amore è invisibile” – si va da “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De André a “One” degli U2, passando per “Fields of gold” di Sting e “Scrivimi” di Nino Buonocore) e Mango ne è consapevole, ma sembra non curarsene più di tanto: “E’ vero, potrebbe succedere che il pubblico scambi questo album per un qualunque album di cover, ma non capisco perché dovrebbe farlo. So bene che il disco contiene brani già molto noti al pubblico, ma questi sono stati rivisitati in versioni totalmente inedite, nuove, quasi come se si trattasse di inediti”.

Per l’autunno o per fine estate, inoltre, si attende il nuovo album del cantautore Mimmo Parisi il quale, insieme a Marco Ligabue e Gianluca Grignani, ha licenziato come assaggio della nuova produzione, un singolo che, nel caso di Parisi, si chiama Dammi una mano.
(Sotto, un’immagine di Mimmo Parisi)
 
 

La rivelazione Dear Jack

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Svelata la tracklist del disco dei Dear Jack: 8 canzoni in “Domani è un altro film”Dear Jack pronti al rilascio dell’album d’esordio: svelata la tracklist.

2 maggio 2014 di Cinzia Del Prete
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Le canzoni incluse nel disco d’esordio dei Dear Jack saranno in tutto 8, incluso il primo singolo Domani è un altro film, lanciato ad Amici di Maria De Filippi e presentato per la prima volta nel corso del quinto serale.
Il disco d’esordio della band dei Dear Jack, capitanata dal giovane Alessio, uscirà su etichetta Baraonda e conterrà 8 tracce delle quali è stato divulgato il titolo.

Il CD si apre con Domani è un altro film, la traccia che già conosciamo e che vanta la firma di Piero Romitelli e la produzione di Francesco Kekko Silvestre dei Modà. Sfumata l’ipotesi Sony Music: l’appoggio da parte di Alessandra Amoroso non significa che il gruppo faccia parte della sua stessa etichetta discografica.

La seconda traccia inclusa si intitola Ricomincio da me e poi c’è Irresistibile, seguita da Anima gemella. La quinta traccia si intitola Wendy e poi abbiamo Esisti solo tu e La pioggia è uno stato d’animo. Ultima traccia, ottava canzone del disco d’esordio dei Dear Jack, è Una lacrima.
I titoli dei brani hanno rapidamente fatto il giro del web: tanta è l’emozione di conoscere le canzoni esatte che andranno a comporre il primo disco del gruppo più amato di Amici 13 e ancor più forte è quella di poterlo acquistare tra pochi giorni, il 6 maggio. Altre notizie arrivano dal fronte bolognese. Qui, per l’autunno o per fine estate, si attende il nuovo album del cantautore Mimmo Parisi il quale, insieme a Marco Ligabue e Gianluca Grignani, ha licenziato come assaggio della nuova produzione, un singolo che, nel caso di Parisi, si chiama Dammi una mano.

Hi John!

Fogerty John, in arte CCR

Fogerty John, in arte CCR

 

20/08/2014  |  News di Mimmo

Di Michele Primi
Ha invocato la pioggia di Woodstock e alla fine è arrivata. John Fogerty, 69 anni portati con grinta, capello tinto, voce intatta e camicia di flanella blu (in vendita nel merchandising), una raffica di chitarre Gibson, Fender e Ibanez con il volume alzato al massimo a tagliare assoli e una band di ragazzini (tra cui suo figlio Shane) che hanno imparato a suonare le canzoni dei Creedence Clearwater Revival prima di imparare a scrivere, ha rovesciato su Milano mezzo secolo di storia della musica popolare americana. Born on the Bayou, nato sul Bayou, il marchio di fabbrica delle paludi del Sud, tra Mississippi e Alabama, dove in realtà John non è nato, ma dove da sempre va a cercare le sue radici.
Come nel video di Mystic Highway dall’ultimo album del 2013 Wrote a Song for Everyone: lui a bordo di una Dodge rossa scassata in giro sulle strade dell’America profonda, tra boschi e pascoli, in mezzo ad altra gente vestita con la camicia di flanella come lui. John Fogerty in realtà è nato a Berkeley, è cresciuto nella San Francisco degli hippy e ha formato il suo spirito ribelle scappando dalla guerra in Vietnam, che lo ha lasciato vivo e con addosso solo la ferita della perdita di molti amici ed una canzone, Fortunate Son. Creedence era il suo compagno di scuola Creedence Newball, Clearwater la pubblicità di una birra, Revival tutto quello che aveva e che ha ancora da dire.
John Fogerty è figlio di quella generazione imbattibile, quella che ti fa dire “Ma come fa?”, suona con la facilità di chi non ha mai fatto altro ed è capace di far divertire chiunque, sia che si trovi davanti un raduno di cowboy del Texas che il pubblico inzuppato dell’Ippodromo di Milano. «Grazie per essere rimasti sotto la pioggia» dice dal palco. Non è mai stato qui, ma non importa. Come ha fatto il suo allievo prediletto Bruce Springsteen anni fa a San Siro sotto al diluvio (quando cambiò la scaletta per fare Who Will Stop the Rain dei Creedence), John ringrazia suonando ancora più forte: la pioggia comincia con Have You Ever Seen the Rain?, lui ha già fatto i classici Suzie Q, Green River e I Heard it Through the Grapevine e spara a raffica Down on the Corner, Up Around the Bend, Bad Moon Rising e Proud Mary, e poi se ne va. Senza aggiungere altro, perché di fronte alla storia non ce n’è bisogno.
La storia, in Italia, continua con il cantautore bolognese Mimmo Parisi. Per l’autunno, oltre alle gocce di pioggia per l’estate ormai fuori portata, aspettiamo di questo autore appassionato nuove canzoni. Come apripista conosciamo intanto le note e la storia di Dammi una mano, brano già presente sulla rete (anche con il video che possiamo vedere sul canale Youtube di Mimmo Parisi). Per quelli che, giustamente presi da attacchi di vacanzite acuta, non hanno avuto orecchi ed occhi per le novità, ricordiamo che Dammi una mano ha come tema principe, la disabilità. Soprattutto da parte di chi pensa che il mondo sia un luogo dove starsene senza essere convocati dai problemi veri.

Il rock dei cantautori italiani

Cantautori rock
Grignani, Parisi & Ligabue

Marco Ligabue, fratello del più noto Luciano, ha rilasciato il primo singolo che farà parte del cd che sarà lanciato nel post estate. La canzone si chiama “Ti porterò lontano” ed è disponibile sui principali digital store. Il brano si avvale di un videoclip diretto da Maurizio Bresciani e visibile su Youtube e realizzato negli Usa. Marco Ligabue ha dichiarato su Facebook che, in una società che vuol plagiarti, spesso gli succede di voler fuggire senza nemmeno la valigia. Il cantautore di Correggio fa notare come uno dei meccanismi che incatenano l’individuo in modo errato a questo mondo che passa il minimo sindacale, è il fatto che ‘qualcuno’ ci convinca che esista un unico colore e un unico modo di intendere la vita. Questo porta la persona ad abbassare gli occhi. Ci vuole poco però, alzando gli occhi, per rendersi conto che mille sfumature sono pronte a colorare l’esistenza.

Per il cantautore Mimmo Parisi e per la sua Stratocaster Marshalldipendente è disponibile sui digital store “Dammi una mano”, brano che anticipa l’album d’autunno che titola “La polvere del ring”.

Sul suo canale Youtube è possibile anche vedere il videoclip associato al brano. La canzone ha come tema il ‘curioso atteggiamento’, giusto per usare un eufemismo, di chi si interessa di fatti importanti usando una profonda superficialità. L’ossimoro si impone perché esistono personaggi che creano continuamente neologismi improbabili per indicare disturbi e patologie che avrebbero bisogno di altra attenzione.

Cosa c’è di inaccettabile nelle parole cieco, sordo, zoppo o altro? Questi ‘studiosi’ apparentati all’Accademia della Crusca sono dei giocolieri della parola, essi inventano termini e perifrasi pensando di poter modificare la realtà. Così, dopo gli audiolesi, sono nati i visulesi!

Le parole non possono modificare la sostanza delle cose: ciechi e non vedenti sono sinonimi e non muteranno di una virgola lo status dei fatti. Per contro, se qualcuno ha bisogno, diamoci da fare… ma per favore: non a parole! Ecco, questo è il filo conduttore della canzone “Dammi una mano” del cantautore rock bolognese Mimmo Parisi.

Io nella vita ho qualcosa da dire/ io nella vita non sono un bluff/ tu prendi il diavolo per la coda/ ma esser famosi è già fuori moda per me/ e non c’è più niente da dire/ e non c’è più niente da capire perché quando l’ostacolo è solo un nuovo gioco politico tutta la gente va in panico ed io mi agito e non mi va di essere normale“.

Queste parole appartengono invece a Gianluca Grignani, cantautore appena assurto agli onori della cronaca per lo scontro con alcuni carabinieri. La canzone è “Non voglio essere un fenomeno”, brano apripista per il cd d’autunno “A volte esagero”.

Che dire? Testo e titoli sembrano una premonizione di ciò che gli è capitato. Tuttavia e al di là della cronaca va detto che Grignani è un artista che ha fatto della sincerità la sua bandiera. Va ricordato come, tempo fa, ospite in una delle trasmissioni della De Filippi (quale? E chi lo sa… Tra amici, poste, uomini, donne, nonni ringalluzziti e talent per ogni uso ed evenienza, vai a capire quale fosse!), comunque in quell’occasione alla domanda su come cantare meglio, il cantautore rispose in modo spiazzante: “Ah, io faccio come mi viene, non sto mica lì a perdere ore”, concluse ridendo.

A conti fatti, dopo questa estate tutto sommato scarsa di sole, si preannuncia l’arrivo di un autunno di cd roventi.

Diego Romero, blogger

Settembre, l’uscita di ‘Lullaby And… The Ceaseless Roar’

 

La leggendaria voce dei LED ZEPPELIN, Robert Plant è in procinto di uscire con un nuovo album di inediti intitolato “Lullaby And… The Ceaseless Roar” la cui data di pubblicazione è fissata per il prossimo 9 Settembre su Nonesuch / Warner Bros. Records. Il disco è stato prodotto dallo stesso Plant è inaugurerà anche il debutto della casa discografica del cantante. L’uscita sarà composta da undici canzoni, nove delle quali sono pezzi inediti scritti da Plant e la sua band THE SENSATIONAL SPACE SHIFTERS.

I preordini sono già disponibili attraverso il sito ufficiale del cantante.

Un nome, una storia, ispirazione e guida di tanti neo-artisti e cantanti: Robert Plant.

Ognuno commemora la sua attività di musicista come meglio crede, però non si può assolutamente negare che il suo carisma l’ha contraddistinto più di qualsiasi altro pregio che quest’uomo possa avere. Con la sua ecletticità, il suo aspetto selvaggio, le pose e i suoi riccioli d’oro, ritorna in Italia dopo il sensazionale tour estivo del 2013, in tre date: 11 luglio al Pistoia Blues Festival, il 12 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 14 luglio all’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (Padova).

A sessantacinque anni, Robert Plant non smette di comporre e sembra che abbia ancora tanto da dire e molto da insegnare alle giovani leve del rock contemporaneo. Il tour Europeo del 2014 è un omaggio alla sua carriera, ma più che altro è uno schiaffo a chi dice che ormai non gli resta che andare in pensione. Salirà sul palco con la sua nuova band dei Sensational Space Shifters per promuovere l’imminente uscita del suo ultimo album che lui stesso ha definito “un mix di urban trance music psichedelica contaminata dal Blues del Delta e dallo spirito dei Led Zeppelin”.
Non mancheranno , infatti, riarrangiamenti di celebri track del gruppo britannico pionere del rock, come Black Dog, Whole Lotta Love e Rock And Roll.

Ad aprire tutti i suoi concerti saranno i North Mississippi Allstars, band rock’n’roll con richiami blues.

Dichiarato il più grande cantante solista di tutti i tempi, Robert Plant continua ad affascinare grandi e piccoli, perché nella sua voce dal timbro rock blues, viene raccolto tutto il passato dei Led Zeppelin, che in molti ricordano con nostalgia.

Diego Romero, blogger

Non è la vita che preoccupa, ma l'opinione che si ha di essa