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Possiamo farcela

Esordisce così, il cantautore di McDonalds’s Angel: “Ce La Possiamo Fare è, prima di tutto e prima che si perda di vista la cosa più semplice da segnalare, una canzone. Una canzone di solito è, perlomeno per me che non devo ubbidire alla grande industria – non lo dico per polemizzare, semplicemente è così – una sintesi delle ultime ‘narrazioni’ che mi sono capitate di vivere: io sono un cantautore freelance, e, quindi scrivo quando ho qualcosa da dire” (Mimmo Parisi).

Mimmo Parisi, cantautore bolognese e chitarrista di chiara estrazione rock, pubblica in questo agosto aggredito dal sol leone il suo secondo singolo targato 2015. Il brano si chiama, a dispetto di una fine del tunnel difficile ancora da scorgere, Ce La Possiamo Fare. “Ce La Possiamo Fare”, ha aggiunto il cantante, “è un brano, se si vuole, di incoraggiamento. In un momento storico dove un Governo di sinistra(?) fallisce clamorosamente le aspettative più banali ed è pronto alla replica del ‘ventenniodelcavaliere’ (perfino il Contratto con gli italiani è stato bissato!), beh, che c’è da dire, che si può dire per incoraggiare la gente se non Ce La Possiamo Fare? Qualcuno più famoso di me ha evidenziato ‘Se bastasse una canzone’, lo so benissimo che non basta, tuttavia una voce durante la tempesta aiuta a non sentirsi soli”.

Da un punto di vista prettamente tecnico, il prodotto prevede, all’interno di una ormai consolidata produzione homerecording di tipo spartana e autarchica, un passo avanti per la registrazione e la finalizzazione. Mimmo Parisi, un po’ per convinzione e un po’ per situazione, non si è fatto mai prendere dal trip della registrazione: si fa quel che si può e non si sta ad aspettare che arrivi il sound engineer di Madonna che ti faccia un suono della madonna! Parisi, sulla scia di Gaber e Leporini, pensa che bisogna dire, ammesso che si abbia qualcosa da dire, e non che bisogna mostrare (che cosa poi?). Le citazione, nel testo, di frighi americani, Snoopy, Charlie Brown e Ferrari non dovrebbe lasciar adito a dubbi: Parisi  ha simpatia per Warhol e il suo modo di trasformare in arte tutto quello che sembra apparentemente appartenere al mero consumismo. Nel testo non manca lo sguardo che indaga l’ineffabile servendosi della quotidianità: “A volte guardo la luna su/E penso in fondo che/Nessuno manda bollette per la luce che da”.
Voto: 8

Linda Ricucci, webber

Non è la vita che preoccupa, ma l'opinione che si ha di essa