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Maurizio “MorrizZ” Borghi tra Bullet & Backyardbabies

A cura di Maurizio “MorrizZ” Borghi
 
 
 
Il gelato venerdì sera bolognese è infiammato dal rock n’roll scandinavo al Sottotetto, club rurale  infestato di rocker pronti a inneggiare ai Backyard Babies, freschi del loro ultimo, omonimo lavoro. Il locale è accogliente e caldissimo, e stasera è colmato nella sua interezza da un pubblico entusiasta che si dimostrerà disposto ad acclamare anche gli opener. Il palco altissimo e stretto in profondità è sicuramente la particolarità del locale: tutti però godranno di ottima visibilità vista la statura fisica degli headliner… 
 
Si inizia con i BULLET…
 

Immaginiamo che l’esistenza dei Bullet sia ignorata quasi dalla totalità del locale, considerata soprattutto la scelta infelice del nome, che rende quasi impossibile reperire anche una biografia tramite Google. Gli svedesi saltano sul palco in una tenuta completamente anacronistica: capelli lunghissimi, pantaloni e giacche di pelle su petto nudo, sneakers da basket e movenze che li fanno apparire come appena usciti da Guitar Hero Rock The ’80. Fa contrasto il cantante, un ricciolone tutto tondo uguale al Pierino post-Vitali con bracciali borchiati, esilarante alla vista ma con una voce al vetriolo: potrebbero esserci loro al posto degli Airbourne, in una rilettura degli AC/DC festaiola e spruzzata di speed power ottantiano. I presenti cadono vittime in pochi minuti, e rispondono a gran voce a piccole perle come “Dusk Till Dawn”, “Turn It Up Loud”, “Rambling Man” e le altre irresistibili canzoni della setlist. Che sorpresa!

 

playlist artwork

 presenta Mimmo Parisi

Link: http://www.youtube.com/watch?v=rakuoJZwoCE

 

…E si finisce coi BACKYARD BABIES

Chi scrive non si aspettava molto dai Backyard Babies. In tutta onestà il gruppo, pur mantenendosi su standard elevati, ha calato (come è naturale che sia in anni di attività) progressivamente di intensità e potenza, adagiandosi su livelli di professionalità elevati ma tralasciando il “fattore sballo”. Perché il capolavoro “Total 13” faceva respirare una pericolosità autodistruttiva simile ai capolavori come “Appetite For Destruction”, col tempo diluita in grinta e urgenza verso altri lidi. Questa la fotografia che avevamo in mente… almeno fino a questa sera: sin dall’entrata, un Johan incazzato a morte con la spia ci fa intuire che la serata promette scintille e, sorpassando le più rosee aspettative, così è stato. Con un Nicke mai così (stra)fatto, magrissimo ed emaciato, pronto ad appoggiarsi alle casse o al locale durante un minuto di pausa, e un Dregen schizzato e nervoso come ai vecchi tempi, subito a petto nudo, l’aggressività dei Backyard si mangia problemi tecnici e calura insopportabile del locale, trasportando tutti i presenti su un ideale Sunset Boulevard di Stoccolma. La scaletta contiene molto materiale dell’ultimo self-titled: le varie “Degenerated”, “Fuck Off And Die”, “Idiots” e “Saved By The Bell” sono rese però in una versione grintosa e sono supportate da un pubblico incredibile e su di giri, che non manca di finire sul palco e causare grattacapi ai roadie. Da contorno il meglio della discografia degli Ssvedesi, che tra una “People Like People Like People Like Us” e una “Minus Celsius” smuovono anche le fondamenta del locale. Il climax si raggiunge, come al solito, quando le sirene si accendono e vengono eseguite, una di seguito all’altra, “Highlights” e “Look At You”, dopo le quali qualunque brano del quartetto avrebbe sfigurato. Felici di rimangiarci i preconcetti. Bentornati Backyard!