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Al Bataclan, il 13 novembre 2015

Teatro Bataclan

Uno dei ragazzi che si è salvato dalla carneficina insensata del 13 novembre, ha dichiarato all’Arena di Giletti, che il Bataclan ha una capacità di circa 1500 spettatori. Il 13 novembre il Teatro Bataclan era sold out.

A un certo punto, ha raccontato, quando la band aveva appena iniziato l’intro della canzone “Kiss the Devil”, si è scatenato l’inferno. “Kiss the Devil” è solo una canzone, ovvero  una sequenza di note e parole organizzata secondo un certo gusto, secondo una certa sensibilità. Può piacere o no, ma è solo un’espressione artistica. Purtroppo, a quanto pare e in culture diverse da quella occidentale, se si esclude la musica fatta coi tamburelli e con scopo di accompagnamento a funzioni religiose, quella restante e del tutto normale in contesti occidentali, è percepita come blasfema. Questa potrebbe essere una delle ragioni della follia al Teatro Bataclan.

I fatti sono purtroppo ultra conosciuti. Il 13 novembre il Bataclan era colmo di giovani in attesa del concerto. C’era chi faceva dei selfie, chi sorseggiava con gli amici una birra, chi guardava verso il palco attendendo i propri beniamini. Insomma, il paesaggio banale – in questo caso, sinonimo di tranquillità – di un weekend all’insegna della musica. Quando, finalmente, il concerto agognato è iniziato, la gioia e le canzoni hanno permeato lo spazio del Teatro.

Non era previsto alcun cambio di artisti sul palco, tuttavia un cambio velenoso è avvenuto. A un certo punto, dalle canzoni cantate in coro, si è passati alle urla di terrore. Il palco, un secondo prima animato dalle chitarre, è stato aggredito da una nuova band: la band del terrore. Via le chitarre, avanti i kalashnikov. Niente spartiti, crome o semicrome. Solo proiettili.
Certo, come ha ricordato il ragazzo ospite da Giletti all’Arena, il centro del Bataclan si era riempito di poveri corpi ‘colpevoli’ di aver voluto partecipare a un concerto e per questo abbattuti, ma, lo intuirebbe chiunque, chi si vuole distruggere – in questo frangente – è l’Occidente.
È stato, fra le altre cose, un attacco diretto al rock occidentale.

Vale la pena segnalare che il gruppo del 13 novembre non è un insieme di musicisti nichilisti appartenenti all’heavy metal. Anzi, gli Eagles of Death Metal, questo il loro nome, non sono nemmeno appartenenti al Death Metal. Il nome nasce proprio all’insegna della non aggressività: “Eagles of Death Metal”, infatti, è il nome scelto dall’attuale leader Jesse Hughes, cantautore/chitarrista e frontman. L’artista lo scelse in seguito a una discussione avuta con un sostenitore dei Poison. In quest’occasione e contro l’affermazione del fan che definiva Death Metal i Poison, Jesse aveva risposto con nonchalance che questi, al massimo, sarebbero potuti essere gli ‘Eagles of Death Metal’: come a dire che, i Poison, erano sentiti da lui rassicuranti almeno quanto gli storici Eagles di “Hotel California”.
Gli Eagles of Death Metal, oltre all’ovvio shock vissuto, hanno anche avuto una perdita umana. Infatti, fra le vittime, c’è Nick Alexander, 36 anni, addetto al merchandising della band.
Oltre a Jessie Hughes, il gruppo vede nelle proprie fila, Dave Catching (chitarra, vocals, basso), Matt McJunkins (basso, vocals), Julian Dorio (alla batteria) e Eden Galindo (guitar, vocals).
La band ha all’attivo collaborazioni illustri con musicisti importanti come Dave Grohl, Brian O´Connor, Joey Castillo, Jack Black e Taylor Hawkins.

Va da se che l’obiettivo di questo eccidio è uno solo: tenere lontano dai luoghi della Cultura – in questo caso, la musica rock – le persone. Perché il contatto significa trasmissione d’idee e coraggio. E, proprio all’insegna del coraggio e della speranza, i concerti non saranno disertati.

 

Il rock dei cantautori italiani

Cantautori rock
Grignani, Parisi & Ligabue

Marco Ligabue, fratello del più noto Luciano, ha rilasciato il primo singolo che farà parte del cd che sarà lanciato nel post estate. La canzone si chiama “Ti porterò lontano” ed è disponibile sui principali digital store. Il brano si avvale di un videoclip diretto da Maurizio Bresciani e visibile su Youtube e realizzato negli Usa. Marco Ligabue ha dichiarato su Facebook che, in una società che vuol plagiarti, spesso gli succede di voler fuggire senza nemmeno la valigia. Il cantautore di Correggio fa notare come uno dei meccanismi che incatenano l’individuo in modo errato a questo mondo che passa il minimo sindacale, è il fatto che ‘qualcuno’ ci convinca che esista un unico colore e un unico modo di intendere la vita. Questo porta la persona ad abbassare gli occhi. Ci vuole poco però, alzando gli occhi, per rendersi conto che mille sfumature sono pronte a colorare l’esistenza.

Per il cantautore Mimmo Parisi e per la sua Stratocaster Marshalldipendente è disponibile sui digital store “Dammi una mano”, brano che anticipa l’album d’autunno che titola “La polvere del ring”.

Sul suo canale Youtube è possibile anche vedere il videoclip associato al brano. La canzone ha come tema il ‘curioso atteggiamento’, giusto per usare un eufemismo, di chi si interessa di fatti importanti usando una profonda superficialità. L’ossimoro si impone perché esistono personaggi che creano continuamente neologismi improbabili per indicare disturbi e patologie che avrebbero bisogno di altra attenzione.

Cosa c’è di inaccettabile nelle parole cieco, sordo, zoppo o altro? Questi ‘studiosi’ apparentati all’Accademia della Crusca sono dei giocolieri della parola, essi inventano termini e perifrasi pensando di poter modificare la realtà. Così, dopo gli audiolesi, sono nati i visulesi!

Le parole non possono modificare la sostanza delle cose: ciechi e non vedenti sono sinonimi e non muteranno di una virgola lo status dei fatti. Per contro, se qualcuno ha bisogno, diamoci da fare… ma per favore: non a parole! Ecco, questo è il filo conduttore della canzone “Dammi una mano” del cantautore rock bolognese Mimmo Parisi.

Io nella vita ho qualcosa da dire/ io nella vita non sono un bluff/ tu prendi il diavolo per la coda/ ma esser famosi è già fuori moda per me/ e non c’è più niente da dire/ e non c’è più niente da capire perché quando l’ostacolo è solo un nuovo gioco politico tutta la gente va in panico ed io mi agito e non mi va di essere normale“.

Queste parole appartengono invece a Gianluca Grignani, cantautore appena assurto agli onori della cronaca per lo scontro con alcuni carabinieri. La canzone è “Non voglio essere un fenomeno”, brano apripista per il cd d’autunno “A volte esagero”.

Che dire? Testo e titoli sembrano una premonizione di ciò che gli è capitato. Tuttavia e al di là della cronaca va detto che Grignani è un artista che ha fatto della sincerità la sua bandiera. Va ricordato come, tempo fa, ospite in una delle trasmissioni della De Filippi (quale? E chi lo sa… Tra amici, poste, uomini, donne, nonni ringalluzziti e talent per ogni uso ed evenienza, vai a capire quale fosse!), comunque in quell’occasione alla domanda su come cantare meglio, il cantautore rispose in modo spiazzante: “Ah, io faccio come mi viene, non sto mica lì a perdere ore”, concluse ridendo.

A conti fatti, dopo questa estate tutto sommato scarsa di sole, si preannuncia l’arrivo di un autunno di cd roventi.

Diego Romero, blogger

RomanticaMENTE

Ecco, in maniera estremamente sintetica, l’aggiornamento sull’ultima pubblicazione di Parisi. il brano si chiama “Ti amo perché”.

Se dovessi scegliere tra il tuo amore e la mia vita, sceglierei il tuo amore, perché è la mia vita.

(Jim Morrison)

Ti amo perché, perché sei grande festa sei Natale. Ti amo perché, perché sei la candela accesa nel mio temporale.

(Mimmo Parisi)Ti amo perché500jpg

“Ti amo perché” è una canzone scritta da C. Parisi. Arrangiata, suonata e interpretata interamente dall’autore in home recording. E’ presente nei principali digital stores come ReverbNation, Jamendo, SoundCloud etc.

“Ti amo perché (I love you because)” is a song written by C. Parisi, know. Arranged and performed entirely by the author in home recording. And ‘present in the major digital stores like ReverbNation, Jamendo, SoundCloud, etc.

Giovanni Contini, collaboratore web e giornalista freelance

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